In occasione della ricorrenza per la giornata internazionale per eliminazione della violenza contro le donne, La7 ha riproposto un interessantissimo documentario dal titolo "Proserpina e le altre", che ha esplorato il tema della violenza di genere attraverso l’analisi di opere d'arte da parte di critici e di esperti nazionali e internazionali, con l’obiettivo di fornire allo spettatore uno spunto di riflessione e uno sguardo nuovo sulle rappresentazioni culturali che hanno contribuito a perpetuare stereotipi di genere e pratiche di sopraffazione nei confronti delle donne, ma anche di fornire gli strumenti per riconoscere la violenza in tutti gli ambiti e in tutte le sue forme esplicite e implicite.
Nelle opere di artisti quali Bernini, Tintoretto, Tiziano, solo per citarne alcuni, sono stati riprodotti nel tempo, modelli e conseguenti rappresentazioni della violenza perpetrata sul corpo delle donne “normalizzandola” ed “estetizzandola” e rendendo irriconoscibile l’atto violento dello”stupro”: sublimata attraverso l’arte, l’immagine della donna oggetto del desiderio maschile, che non ammette rifiuti, diventa una forma di “erotismo”. Le donne rimangono belle e seducenti anche da morte e/o dopo essere state stuprate.
Dobbiamo ad artiste del calibro di Artemisia Gentileschi e di Frida Kahlo, per arrivare alla più contemporanee e non meno provocatorie Marina Abramovic o Ana Mendieta, quest’ultima morta misteriosamente, la trasformazione della violenza subita in opera d’arte intesa come strumento di denuncia e sensibilizzazione. Un doloroso ritratto, realistico e partecipato, del corpo femminile violato. Nelle opera d’arte delle artiste citate il tema delicato del consenso viene ben rappresentato: figure femminili lottano e si oppongono alla brutalità alla lascivia con consapevolezza e determinazione ponendo l’attenzione più sul mancato consenso che sulla violenza esercitata, ricordandoci che il tema, come cita la nuova legge sul “consenso libero e attuale”, approvata recentemente alla Camera, ma bloccata al Senato, non è tanto la coercizione fisica quanto l’atto sessuale non voluto che viola la sfera di autodeterminazione della donna. Senza consenso è stupro!