Sabato, Agosto 29, 2026

Parthenope (Note a cura di Roberta Leone)

Parthenope. La sirena e la poesia del suo dolore

Note di Roberta Leone

Film (2024)

Regista: Paolo Sorrentino

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino

Durata: 136’

 

Parthenope è un film italiano nato “dall'idea che l'avventura del passaggio del tempo nella vita di un individuo sia qualcosa di epico, qualcosa di maestoso, di selvaggio, di doloroso e meraviglioso” narra l’autore, Paolo Sorrentino.

L’ ambizione di mettere insieme poetico e scurrile, mettere insieme cose molto lontane tra di loro dando una veste formale coerente, una forma coerente che renda digeribile il tutto è coadiuvata dal bello che interviene e aiuta a raggiungere lo scopo. Narra lo stesso Sorrentino quando partecipa a un dibattito -il primo della sua vita- presso il piccolo e raffinato cinema Beltrade di Milano. Come facevano i grandi scrittori, non sciatti ma formalmente molto potenti. Non si tratta di rigore, per mettere in scena lo sciatto non si deve essere sciatti… continua lo stesso.

Commovente e introspettivo, potente e feroce. Da interpretare per ognuno che lo vede e lo rivede a modo proprio.

Dunque film che, se piace, è da rivedere, senz’altro. Lo stesso autore invita a rivederlo rispondendo all’ultima domanda nel dibattito sopra citato, ricordando Piperno (lo scrittore italiano, suo amico): “Piperno dice una cosa illuminante La nostra cultura è la somma dei nostri pregiudizi, più pregiudizi abbiamo meno acculturati saremo, meno cose frequentiamo meno cose sapremo, più ci liberiamo dai pregiudizi più cose frequenteremo e potremo abbracciare qualsiasi cosa: lo scurrile, il sordido, il sinistro, il demoniaco, il volgare, consiglio nei limiti delle possibilità di ciascuno di guardarlo con meno pregiudizi possibili”.

Come per uno psicoanalista il vero incontro con l’altro avviene quando si riesce, partendo dalla conoscenza di sé stessi, a sentire, nel percepito oltre che nell’udito, la persona, il paziente che chiede aiuto, in "epochè" (ἐποχή) ovvero “sospensione del giudizio”, così che volgarità, perversioni, infantilismi, pensieri demoniaci, incestuosi, voluttuosi, avidi e autentici possano entrare nella stanza d’analisi per rendere la persona sempre maggiormente priva di falsificazioni effimere e più in contatto con sé stessa. Esposta al dolore che consegue la scoperta e da cui l’incontro quattro volte a settimana con il proprio analista protegge, per non sentirsi solo dinnanzi a certe scoperte potenzialmente sconvolgenti ma sempre più prossimi alla disposizione verso la piena accettazione di chi si è e più liberi di emettere sospiri di sollievo una volta scovato anche l’eros dietro il demoniaco, dietro la furia.

Accattivante, agghiacciante, tremenda[1] nel senso più ampio del termine l'interpretazione dei tre attori protagonisti. Ma anche degli altri; gli attori tutti prendono piede nello spettacolo e donano una grande interpretazione a chi guarda.

Angoscia e sollievo, un continuo contatto nel contrasto tra eros e thanatos.

Un capolavoro di poesia.

Bella la fotografia, seducente come anche la musica che segue i movimenti sinuosi di ogni scena. Un’opera che seduce e perturba per la verità degli affetti inconsci vissuti o i cui intenti sono accennati nel preconscio. Un film di serie A. Amabile e temibile, l'umore di partenza di chi guarda e vede e sente cambia, un lungometraggio che avvolge e travolge per i dettagli che rendono saliente il tutto.

Viene toccato il tema del lutto e quindi della perdita improvvisa, dolore immerso nell' eros perturbante dell’incesto che attira e ispira tentazione.

Un capovolgimento continuo di prospettive: libero, che permette allo spettatore di rispecchiarsi ora nel protagonista ora nella sua spalla. La regia permette agli attori di entrare nei personaggi e renderli unici come uniche sono le sensazioni che si presentano alla visione.

La trama riguarda la storia di una famiglia dalla nascita della secondogenita alla perdita di uno dei familiari, intrisa di emozioni di ognuno di loro e delle dinamiche evidenti intra-familiari. Il focus è posto sulla ragazza nata da un appariscente parto in acqua e dalle vicende che l’attendono nel suo futuro vissuto senza giudizi ma seguendo la propria curiosità affamata di vita in qualsiasi verso essa si presenti.

beauty is like war

it's open the doors

la bellezza è come la guerra

spalanca le porte

 

Tratto dal film, in questo clima di tristi avversità e violenze contiamo in più amorevole bellezza seguendo il codice materno anziché quello paterno legato alla lotta. 


[1] Talvolta, riferito a persone, per esprimere l'eccesso, non sempre negativo, di alcune qualità distintive. Come leggesi nell’Oxford Languages Dizionario.

 

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