Temi: Desiderio, Insoddisfazione, Coppia, Solitudine, Conflitto, Legame
"Non si parla abbastanza dell'influenza che hanno i luoghi sui sentimenti. Certe nostalgie tornano a galla senza preavviso”
L'autrice racconta di vite apparentemente comuni, intrecciate tra loro, attraversate da amori, matrimoni, amicizie e conflitti quotidiani. Sotto la superficie dell'apparente normalità borghese si apre però un mondo più inquieto, nel quale i personaggi sembrano essere continuamente alla ricerca di qualcosa che l'altro non riesce mai davvero ad appagare.
Reza, con un linguaggio del quotidiano, rappresenta con minuzia la difficoltà di esprimere i vissuti interni, rendendo possibile identificarci nelle complesse storie dei protagonisti .
Il romanzo è in grado di risvegliare emozioni e, al contempo, di farcene contattare altre.
Il desiderio è uno di fili conduttori del romanzo. Esso non coincide mai pienamente con ciò che si possiede, per cui genera continue lotte mute nei personaggi.
Due persone vivono fianco a fianco e ogni giorno la loro immaginazione li allontana in modo definitivo.
La distanza tra il bisogno di essere amati e l'impossibilità di sentirsi pienamente accolti, così come l'infelicità dietro l'apparenza dei legami, rende il romanzo particolarmente interessanteda una prospettiva psicoanalitica, vicino alla realtà.
I personaggi desiderano essere felici ma il loro desiderio è continuamente attraversato dall'ambivalenza: amano e odiano, cercano la vicinanza e contemporaneamente temono di esserne feriti, hanno bisogno dell'altro ma spesso ne rifiutano la presenza.
Odile per esempio osserva che Robert vorrebbe farla ridere e al tempo angosciarla.
Freud ci ha insegnato che il desiderio umano non è lineare, né completamente consapevole. È abitato dal conflitto e dall'ambivalenza: ciò che diciamo di volere non sempre coincide con ciò che, inconsciamente, ci muove.
I personaggi desiderano di essere riconosciuti dall'altro. L'amore diventa così anche una ricerca di conferma del proprio valore: narcisismo come bisogno profondo di sentirsi importanti e amabili agli occhi dell'altro. Quando questa conferma viene meno, l'amore può trasformarsi rapidamente in gelosia, rabbia, risentimento o delusione, come accade a Robert e Odile. Jeannette invece arriverà alla consapevolezza di aver scambiato la possessione e la gelosia del marito per amore.
Non amiamo soltanto una persona reale, ma anche ciò che immaginiamo che quella persona possa darci o rappresentare per noi. Nei personaggi di Reza l'altro sembra spesso diventare lo specchio attraverso il quale ciascuno cerca di ritrovare se stesso. Ed è proprio quando lo specchio non restituisce l'immagine desiderata che compare la sofferenza: questo è alla base di molte relazioni che finiscono per diventare masochistiche, sadiche e violente.
Particolarmente utile anche il pensiero di Winnicott per di leggere i personaggi di Reza come persone che, pur vivendo relazioni, sembrano spesso prive di un autentico spazio di sicurezza emotiva. La riflessione sull'ambiente, sulla relazione primaria e sul bisogno di sentirsi sufficientemente sostenuti per star bene con sé stessi e con gli altri. Manca quella dimensione di accoglienza nella quale è possibile mostrarsi fragili senza sentirsi minacciati.
Essere amati non significa necessariamente sentirsi compresi.
Ernest ritiene che farsi capire sia una cosa impossibile, basta una frase per essere messi sotto accusa. E forse è proprio questa discrepanza a generare tanta sofferenza.
I personaggi cercano nell'altro una risposta ai propri bisogni, ma l'altro rimane inevitabilmente altro, separato.
Pascaline fa finta di non capire per evitare discussioni inutili con i vicini poiché da fuori lei e il marito incarnano un'immagine di armonia, contraria a ciò che in realtà stanno passando con il figlio, motivo per cui in casa c'è l'aria di qualcosa di triste, una sensazione paragonabile a quello che si prova nell'intimità quando l'altro si chiude in se stesso e tu ci leggi un presagio di abbandono.
Anche la pulsione, nel senso freudiano, sembra attraversare queste relazioni: una forza che spinge verso l'altro e contemporaneamente può produrre conflitto, distruzione o ripetizione. Nei rapporti descritti da Reza si percepisce spesso qualcosa che ritorna: gli stessi bisogni, le stesse delusioni, gli stessi tentativi di ottenere dall'altro ciò che forse nessun altro può dare completamente.
Per questo Felici i felici è un romanzo profondamente umano. Reza non giudica i suoi personaggi e non cerca di renderli migliori di quello che sono. Li osserva nelle loro contraddizioni, nelle loro fragilità e nelle loro difese, in un continuo di proiezioni, ambivalenza, aggressività, bisogno dell’altro e paura della solitudine.
La sua ironia riesce a raccontare una verità che la psicoanalisi conosce bene: siamo esseri attraversati da desideri spesso contraddittori, bisognosi dell'altro e contemporaneamente impauriti dall’alterità.
Alla fine, la felicità del titolo appare meno come una condizione raggiunta che come un desiderio continuamente inseguito. Essere felici significa piuttosto accettare che una relazione autentica non elimina la solitudine, il conflitto o la mancanza e che può offrire uno spazio nel quale queste esperienze possano essere condivise e pensate. È forse questo, più che la felicità perfetta, il luogo in cui diventa possibile sentirsi davvero vivi.
Yasmina Reza, Felici i felici, traduzione di Maurizia Balmelli, gli Adelphi, n. 520, Adelphi, 2017